Bluff colossale sulla preferenza indigena

Negli scorsi giorni la Seco ha pubblicato un primo bilancio dell’applicazione dell’iniziativa “Stop all’immigrazione di massa” votata dal popolo il 9 febbraio. Il Parlamento federale che non aveva deliberatamente dato seguito alla volontà popolare – che ricordo prevedeva la reintroduzione di un rigoroso controllo dell’immigrazione con tetti massimi, contingenti e preferenza indigena, – aveva invece varato una legge che obbliga le imprese operanti in un settore dove la disoccupazione è maggiore all’8% ad annunciare i posti vacanti agli uffici di collocamento chiamati URC.
Il Parlamento sotto la pressione del voto popolare ha approvato una legge che, oltre a non rispondere al testo dell’iniziativa, ha creato un effetto perverso che provoca un peggioramento della situazione, in particolare nei Cantoni di frontiera come il Ticino.
La Seco illustra un quadro quasi idilliaco della misura, ma si guarda bene dall’evidenziare alcuni aspetti fondamentali:

  • Il numero di posti vacanti annunciati agli URC svizzeri sono quasi 35’000 e sono praticamente triplicati rispetto al passato, addirittura sestuplicati nei settori dove la disoccupazione è superiore all’8%. Va ricordato che l’obbligo di annuncio dei posti vacanti vige attualmente solo per pochi settori, come ad esempio la ristorazione e il marketing. Se si abbassasse la soglia che ne obbliga l’annuncio, ad esempio al 5% come previsto nei prossimi anni, i numeri esploderebbero in quanto molti più settori verrebbero coinvolti dalla misura;
  • L’obbligo di annuncio non genera oltremodo l’obbligo di assunzione di personale iscritto agli URC, tantomeno di lavoratori svizzeri o residenti come invece è iscritto nella Costituzione federale approvata dal popolo mediante l’iniziativa popolare del 9 febbraio. La malafede del Parlamento è palese e ben sostenuta nel suo imbroglio dalla Seco, da EconomieSuisse e da tutte le associazioni di categoria che preferiscono l’immigrazione incontrollata a una sana complementarietà tra lavoratori residenti ed esteri;
  • Anche i lavoratori frontalieri possono annunciarsi agli URC, infatti nell’ultimo anno gli iscritti sono addirittura triplicati. Questo dimostra che il principio della preferenza indigena, dei contingenti e dei tetti massimi non è assolutamente attuato. Un’azienda che opera in un settore soggetto all’obbligo di annuncio dei posti vacanti avrebbe la coscienza pulita quando rispettasse l’obbligo di annuncio e scegliesse un lavoratore frontaliero regolarmente iscritto all’URC, lasciando quello residente in disoccupazione. Oltre al danno la beffa.

La Seco, l’altoparlante pubblico dell’economia, cerca di sdoganare il pasticcio approvato dal Parlamento federale nell’applicazione – o meglio non applicazione – dell’iniziativa “Stop all’immigrazione di massa”, con dati che evidentemente riflettono solo una parte della situazione reale del Paese.
Oltre a non aver applicato la volontà popolare – ma questo sembra oramai essere diventato prassi nella classe politica – a farne maggiormente le spese saranno i Cantoni di frontiera come il Ticino.
Dopo gli scandalosi annunci di lavoro di alcune aziende riservati ai soli frontalieri, assisteremo nei prossimi anni a un ulteriore impoverimento del mercato del lavoro con ticinesi sempre più in difficoltà nell’ottenere o addirittura conservare un posto di lavoro.
Una soluzione a medio termine la intravedo unicamente nell’iniziativa popolare per la disdetta della libera circolazione lanciata dall’UDC – la vera causa della disoccupazione e sostituzione dei ticinesi – ma sappiamo che sarà una battaglia molto difficile e ostacolata con tenacia dai soliti partiti e dalle potentissime lobby economiche.
Uno spiraglio di luce c’è, al popolo la scelta.